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Rappresentazione visiva dell'articolo: Economia in numeri: eccone tre da conoscere

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 27 ottobre 2026

Economia in numeri: eccone tre da conoscere

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Leggendo articoli di finanza è impossibile non imbattersi in una grossa quantità di numeri. I numeri, più precisamente i valori percentuali, sono in un certo senso il “termometro” dell’economia. La metafora si presta anche per descrivere un comportamento simile: da una parte il termometro presenta valori diversi a seconda delle temperature, ma anche il valore “soglia” della febbre di 37 gradi; dall’altra, in economia si rilevano dati che cambiano continuamente, ma vi sono anche dei valori prestabiliti che rappresentano il “target” per alcune grandezze. Si tratta di parametri di riferimento stabiliti dalle autorità istituzionali utili a orientare e valutare alcune variabili centrali per il contesto macroeconomico.


È proprio a partire da tre “valori obiettivo” stabiliti a livello europeo che si sviluppa il seguente articolo, con lo scopo di partire dai numeri per approfondire dei concetti centrali per l’economia globale.


Il trattato di Maastricht e i valori obiettivo

Il Trattato di Maastricht del 1992 ha sancito la nascita dell’Unione Europea, rappresentando un punto cruciale per l’adozione dell’euro. Attraverso tale trattato, infatti, sono stati fissati dei rigorosi parametri economici che i Paesi dovevano rispettare per poter adottare la valuta europea, con lo scopo di definire un punto di riferimento per alcune grandezze macroeconomiche.


Di seguito vengono illustrati tre importanti valori di riferimento a livello europeo.


1. Tasso di inflazione obiettivo: 2%

Un fattore su cui le autorità che hanno redatto il trattato di Maastricht si sono concentrate è, effettivamente, uno degli aspetti alla base dell’economia: l’inflazione.


Con il trattato è stato stabilito il seguente parametro di convergenza per poter adottare l’euro: un tasso di inflazione non superiore all'1,5% rispetto ai tre Stati virtuosi con l'inflazione più bassa. Un parametro complesso, che infatti non rappresenta oggi il principale valore target dell’inflazione.


Nel 2003, infatti, la Banca centrale europea ha stabilito come riferimento un valore “inferiore ma vicino al 2%”. È solo nel 2021 che la Bce ha aggiornato la strategia fissando “un obiettivo di inflazione simmetrico del 2% nel medio termine”. Con simmetrico si intende che “positive e negative deviazioni” dall’obiettivo sono considerabili egualmente indesiderabili. Tra l’altro, nel 2012 anche la Federal Reserve ha introdotto il 2% in maniera ufficiale.


Ma perchè proprio il 2%?


L’obiettivo del 2% non è il risultato di una formula scientifica esatta: risponde piuttosto alla finalità di mantenere un equilibrio tra inflazione eccessiva e deflazione. Entrambe le situazioni, infatti, sono considerate negative per l’economia: la prima perché riduce troppo il potere di acquisto, la seconda perché le aspettative di riduzione dei prezzi nel prossimo futuro possono portare a rimandare i consumi.


Proprio perché non deriva da una legge economica immutabile, il 2% è spesso oggetto di contestazioni: diversi esperti ritengono che si tratti di un valore troppo basso, rappresentando un ostacolo per la crescita economica.


2. Rapporto deficit/PIL di riferimento: 3%

I due rapporti illustrati di seguito sono proprio gli stessi fissati a Maastricht. Il primo è il rapporto deficit/PIL di riferimento del 3%, per alcuni anch’esso frutto di una decisione arbitraria, anche se è in realtà possibile ricondurlo a studi e formule piuttosto complessi.


Importante è però tenere a mente il concetto di deficit: il deficit è un cosiddetto “valore flusso”, ossia una fotografia relativa a un certo periodo. In particolare è la differenza negativa tra le entrate dello Stato e le sue uscite in un anno finanziario.


In Italia, nel 2025 il rapporto tra deficit e PIL è risultato leggermente superiore al target, pari al 3,1%. Il Paese è infatti formalmente nella procedura per i disavanzi eccessivi dell’Unione Europea.


3. Rapporto debito pubblico/PIL di riferimento: 60%

Il rapporto debito pubblico/PIL è stato fissato a Maastricht in misura pari al 60%. In questo caso il valore è stato scelto in quanto vicino alla media dei rapporti dei Paesi che stavano negoziando il trattato.


Il debito pubblico si distingue dal deficit in quanto è una “grandezza stock”: rappresenta la misura di tutte le passività finanziarie accumulate da uno Stato.


In Italia, nel 2025, tale valore è risultato molto maggiore rispetto alla soglia, pari a circa il 137%, rendendo il Paese una delle nazioni europee con il rapporto più alto e rappresentando un tema di forte attenzione da parte delle autorità.


Per concludere: obiettivi di disciplina

I parametri menzionati non rappresentano leggi economiche immutabili: non a caso sono stati nel tempo anche oggetto di discussione. Tuttavia, imporre dei paletti è il punto di partenza per garantire un approccio disciplinato. In questo senso, 2%, 3% e 60% rappresentano tre numeri molto diversi tra loro, ma utili per comprendere alcuni dei meccanismi fondamentali dell’economia europea.

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